Il registro dei sistemi IA che ti serve entro agosto 2026
Come costruire il registro dei sistemi IA che l'AI Act ti chiede entro agosto 2026: template, classificazione del rischio e primo passo operativo per COO e DPO.
Ogni PMI che sta ricevendo email allarmiste sull’AI Act si fa la domanda sbagliata: “quanto rischio di multa?”.
La domanda giusta è: so esattamente quali sistemi IA girano dentro la mia azienda oggi? Perché il primo obbligo operativo, prima di ogni altro, è sapere cosa hai. E quasi nessuno lo sa.
In breve:
- Dal 2 agosto 2026 scattano gli obblighi AI Act sui sistemi ad alto rischio: il primo passo per prepararsi è un registro/inventario dei sistemi IA in uso.
- Il registro non è un documento legale complesso: è un foglio con 7-8 colonne che risponde a “cosa uso, chi lo usa, su quali dati, in che livello di rischio”.
- La classificazione del rischio si riduce a una domanda: il sistema decide o influenza significativamente qualcosa su una persona? Se sì, alto rischio; se no, quasi sempre limitato o minimo.
- Il buco più comune è lo shadow AI: ChatGPT, Copilot e tool adottati dai singoli reparti senza che nessuno li abbia censiti.
- Costruire il registro ora, mesi prima della scadenza, ti dà il tempo di rimediare senza fretta.
Cos’è il registro dei sistemi IA (e cosa non è)
Un registro dei sistemi IA aziendale è l’inventario di tutti i sistemi di intelligenza artificiale che la tua impresa usa o mette in servizio, con per ciascuno la funzione, i dati trattati, il responsabile interno e il livello di rischio secondo l’AI Act. Non è una certificazione né un adempimento formale da notaio: è lo strumento di governance che ti permette di sapere cosa devi presidiare.
L’AI Act non chiede a ogni PMI un “registro” con quel nome. Ma per i sistemi ad alto rischio impone documentazione tecnica, gestione del rischio e logging. E l’obbligo di alfabetizzazione AI è già in vigore dal febbraio 2025. Senza un inventario, non puoi né dimostrare né gestire nulla. Il registro è il modo più economico per non arrivare impreparato ad agosto 2026.
I 4 passi per costruirlo
1. Censisci tutto, anche lo shadow AI
Gira per i reparti e chiedi cosa usano davvero. Non fidarti dell’organigramma ufficiale.
Troverai tre categorie:
- Strumenti generalisti adottati dai team: ChatGPT, Copilot, Claude, Gemini, Perplexity.
- Feature AI dentro SaaS esistenti: il tuo gestionale (TeamSystem, Zucchetti), il CRM, l’ATS, spesso hanno già moduli AI attivi.
- Agenti e automazioni custom: quelli costruiti da voi o da un fornitore su processi specifici.
Il 90% dei buchi di compliance nasce qui: qualcuno in marketing usa un tool che tratta dati clienti e nessuno lo sa. Se non lo mappi, non esiste, fino a quando non diventa un problema.
2. Compila le colonne minime
Un foglio di calcolo basta. Per ogni sistema:
- Nome e fornitore
- Cosa fa (in una riga)
- Chi lo usa (reparto / responsabile)
- Dati trattati (personali? sensibili? di clienti terzi?)
- Decide o influenza persone? (sì/no)
- Livello di rischio AI Act (vedi passo 3)
- DPA art. 28 GDPR presente col vendor? (sì/no/link)
- Note su logging e supervisione umana
Otto colonne. Nient’altro serve per partire.
3. Classifica il rischio
L’AI Act usa 4 livelli. Per una PMI la mappa pratica è questa:
- Inaccettabile (vietato): social scoring, manipolazione. Non ti riguarda.
- Alto: recruiting che decide o filtra in modo determinante, credit scoring, sistemi che impattano diritti delle persone. Obblighi pesanti: risk assessment, logging, supervisione umana.
- Limitato: chatbot client-facing. Obbligo principale: dire all’utente che parla con un’AI.
- Minimo: tutto il resto. Automazioni interne, OCR fatture, drafting con umano che approva.
La domanda che risolve il 95% dei casi: il sistema decide o influenza significativamente qualcosa su una persona? Se sì, trattalo come alto rischio finché non dimostri il contrario. Se no, quasi sempre sei in limitato o minimo. Approfondiamo la logica per use case nella guida all’AI Act per aziende.
4. Assegna un owner e una data di revisione
Un registro fotografato una volta e dimenticato è inutile. Assegna un responsabile (spesso il DPO o il COO) e una revisione trimestrale. Ogni nuovo tool adottato entra nel registro prima di andare in produzione, non dopo.
Un limite onesto: il registro non basta da solo
Qui va detta la cosa scomoda. Il registro è il primo passo, non la compliance. Ti dice cosa hai e dove stai rischiando. Non aggiunge da solo il logging che manca, la supervisione umana sui casi limite, o il DPA che il vendor non ti ha mai firmato.
È esattamente per questo che serve farlo ora: mappare a luglio 2026 lascia un mese per rimediare. Mapparlo oggi ne lascia molti. Se scopri di avere sistemi ad alto rischio senza audit trail, hai il tempo di sistemarli, e questo vale soprattutto per i flussi di customer & compliance automation, dove chatbot e triage toccano dati di clienti terzi.
Dal registro alla policy
Una volta che sai cosa usi, il passo naturale è scrivere le regole d’uso. Non serve un tomo: basta un documento di una pagina che dica cosa è permesso, cosa è proibito e come si segnala un problema. Trovi il modello nella nostra AI policy aziendale template. Registro + policy coprono la parte di governance che l’AI Act si aspetta da una PMI seria.
FAQ
Le risposte rapide alle domande che ci fanno i COO e i DPO sono nel box qui sotto.
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Domande frequenti
Quello che ci chiedono di solito.
Il registro dei sistemi AI è obbligatorio per la mia PMI?
Cosa devo includere nel registro?
Come classifico il rischio di ogni sistema?
ChatGPT e Copilot usati dal team vanno nel registro?
Entro quando devo averlo pronto?
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